Posted on 2009 under Commenti |
25
Apr
Venerdì 24 aprile 2009, ore 16,11. Stazione Circumvesuviana di Napoli
Porta Nolana. Treno diretto a San Giorgio a Cremano. Poco più di una ottantina di passeggeri.
Il viaggio comincia regolarmente, ma, superata la stazione del Centro Direzionale, compaiono all’improvviso due figure da tempo dimenticate: i controllori!
Una scossa di terremoto avrebbe provocato un’agitazione certamente inferiore! Chi si allontana in fretta e furia sperando di riuscire a scendere prima di essere beccato, chi si fionda verso la coda del treno, chi cerca disperatamente nella borsa una penna e un biglietto acquistato chissà quanti mesi fa, per apporvi una data e un orario (senza sapere che ormai è un vecchio trucco non più consentito).
Di fatto un buon venti per cento dei viaggiatori (di tutti i tipi, di tutte le età, senza distinzione di sesso, razza e religione…
))) è palesemente senza biglietto.
Alcuni accettano la sconfitta, e dignitosamente affrontano l’inevitabile multa, ma sono pochissimi. Quelli che non riescono a scappare (quelli con la faccia tosta che più tosta non si può) si dichiarano sprovvisti di documenti e declinano generalità (ragionevolmente false), mentre chi ha il suo bel regolare biglietto non tiene a freno un’espressione di soddisfazione…. il riscatto di chi coninciava a sentirsi davvero un fesso a fare sempre il biglietto (“da me il primo”, per citare un noto audio che circola su internet).
Considerazioni: se si visita il sito della Circumvesuviana (www.vesuviana.it/ web/it/azienda), si viene a sapere che in un anno usufruiscono del servizio circa 38 milioni di utenti. Cito testualmente :”Circumvesuviana rappresenta una delle principali realtà del Trasporto Pubblico Locale (TPL) della Campania in particolare e dell’Italia più in generale, sia in termini di territorio servito sia di popolazione interessata: trasporta, infatti, oltre 38 milioni di passeggeri con il Servizio Ferroviario e oltre 43 mila passeggeri con il Servizio Funiviario grazie al lavoro dei suoi 1.800 dipendenti.“
Orbene, se su 38 milioni di passeggeri il 20% non paga il biglietto, sono circa 7 milioni i biglietti in meno (mi mantengo basso) per un controvalore in euro pari a circa 8 milioni (considerando il prezzo minimo del biglietto, ossia € 1,10), 16 miliardi delle vecchie lire.
E’ come se io avessi un’attività e accettassi di perdere 16 miliardi l’anno per non mettere su un sistema di controllo degno di questo nome. O meglio cercassi di recuperare quei 16 miliardi in meno aumentando il costo di biglietti e abbonamenti e facendolo quindi gravare sulle spalle di quei fessi, stavolta davvero fessi, che sono tanto fessi da acquistarlo, il biglietto….
Non mi sembra giusto. Non mi sembra intelligente.
Posted on 2009 under Libri |
19
Apr
Una serie di storie, non una sola storia…. Vissute dalla scrittrice negli anni.
Un mondo visto “dall’altro lato” della barricata: i dubbi, le incertezze, anche le sofferenze e le gioie di chi ci appare freddo, infallibile, implacabile, forse anche per tutti gli episodi televisivi dei vari CSI, Criminal Minds, Numbers, NCIS, in cui questa gente ci appare come se fosse di un altro pianeta.
L’aspetto che mi ha colpito di più è proprio questo ridimensionamento della presunta infallibilità del metodo scientifico nell’ambito delle indagini. Spesso la scienza non è tanto avanti da fornire certezze. Non c’è il “sicuramente”, c’è la probabilità, più o meno alta, ma non il “sicuramente”. E quindi nei processi c’è il giudice che valuta quanto questa probabilità possa essere per lui sufficiente a condannare o ad assolvere. Il patologo forense porta i dati, il giudice aggiunge ad essi le sensazioni, l’intuito…. Ed ecco che ci sono processi che continuano all’infinito, delitti di cui non si sa mai con certezza se colui che è stato individuato come colpevole o che è stato dichiarato innocente lo sia per davvero, al di là di ogni ragionevole dubbio.
NCIS, CSI e gli altri ci mostrano di fatto un mondo inesistente.
Tutto questo potrebbe sembrare frustrante, ma l’autrice scrive : “..ogni mestiere, d’altra parte, anche se in maniera mediata, ha una funzione sociale, dal postino, al musicista, al professore. E la funzione sociale consiste proprio nel contribuire alla vita, nell’aiutare a vivere meglio, a comunicare, a insegnare, a sanare i problemi…..” e poco più avanti: “… non solo in sala anatomica, in laboratorio o nell’aula di un tribunale, ma anche nella vita, in genere poche cose sono bianche o nere. Ed è proprio questo, forse, che rende tanto interessante ed affascinante ogni aspetto dell’umanità….“. Un bel messaggio.
Posted on 2009 under Libri |
18
Apr
Un libro denuncia riguardante lo stato dei precari nella scuola italiana. L’autore, Cosimo Argentina, precario storico, fa una analisi impietosa dei mali della scuola (in particolare quella superiore) e dello stato di disagio in cui vivono migliaia di docenti che di anno in anno ottengono incarichi senza però essere mai assunti a tempo indeterminato.

E’ innegabile che questa situazione sia quanto meno indecorosa. Se un docente ottiene incarichi per vari anni, è segno che serve alla scuola e pertanto sarebbe anche giusto che la scuola gli riconoscesse ufficialmente questo ruolo.
Questo però è solo uno degli aspetti di una situazione difficile sotto troppi punti di vista. Gli stipendi sono bassi per tutti e non c’è modo di migliorare la propria posizione attraverso criteri meritocratici. L’unico parametro sono gli anni di anzianità.
Le strumentazioni sono carenti e le procedure sono pachidermiche. Per fare un acquisto occorrono sette otto passaggi burocratici, quando oggigiorno con un sistema tipo paypal si acquista on line e si dispone del bene acquistato entro pochissimi giorni (uno o due, tipicamente).
Ci sono troppi sprechi in alcune direzioni e troppo pochi investimenti in altre.
Insomma, è vero che i precari se la passano male, ma quelli a tempo indeterminato non stanno meglio e l’unica consolazione è quella di poter avere un minimo di continuità e di non dover vivere ogni estate col dubbio del se e del dove….
C’è davvero tanto da fare nella scuola, e non pare che il futuro faccia ben sperare….
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13
Apr
Un terremoto è un fenomeno naturale, legato alle leggi fisiche che regolano la nostra vita e quella del nostro universo. Come piove, come tira vento, come nevica, così a volte la terra si muove per liberare l’energia accumulata al suo interno.
Ovviamente le energie che entrano in gioco in un terremoto sono molto più elevate di quelle che interessano ad esempio una grandinata, ma tutti e due questi eventi rientrano nella normalità della vita del nostro pianeta.
Ed è anche ovvio che un terremoto, essendo fortunatamente ben più raro di una grandinata, è di per sé ben più coinvolgente e sconvolgente (soprattutto quando lo si vive per la prima volta).
Purtroppo le conseguenze di questi due fenomeni naturali, pur potendosi essi inquadrare entrambi nel comune denominatore delle leggi fisiche universali, sono ben diverse: una grandinata può danneggiare i raccolti, può creare qualche problema di viabilità, può produrre delle ammaccature alle carrozzerie delle auto, ma non molto di più…. un terremoto può uccidere; oltre a danneggiare abitazioni e infrastrutture, la cosa grave è che può uccidere…. e non poche persone, ma anche centinaia di persone, migliaia di persone….
La conclusione di un ragionamento del genere potrebbe quindi essere: maggiore energia uguale maggiori danni…. La scarsa energia di una grandinata produce pochi danni alle cose e praticamente nessun danno alle persone, mentre la maggior energia di un terremoto produce danni più significativi alle cose ed anche danni gravi alle persone… maggiore è l’energia legata al terremoto e maggiori sono i danni.
Purtroppo però le cose, presentate in questo modo, sono vere fino a un certo punto. Infatti, un parametro importante che concorre a determinare la distruttività di un terremoto non è soltanto la sua energia (che rappresenta comunque il primo, ma non l’unico parametro di cui tenere conto), ma bensì l’adeguatezza delle strutture edilizie coinvolte.
Meravigliarsi delle perdite dovute ad un terremoto di media energia che abbia distrutto costruzioni inadeguate, è lo stesso che meravigliarsi di essersi bagnati sotto la pioggia avendo però utilizzato, per proteggersi, un ombrello di carta velina….
Purtroppo l’eventualità di un terremoto viene spesso considerata poco probabile, purtroppo si affronta (o meglio non si affronta) il problema con una dose eccessiva di fatalismo.
E viviamo circondati da strutture edilizie inadeguate, e lavoriamo in strutture edilizie a rischio; e invece di pensare a rimetterle in sicurezza, pensiamo a costruirne di nuove, magari con cemento adulterato, scadente… per passare dalla padella alla brace….
Chissà quanti edifici scolastici sarebbero crollati con una scossa come quella della settimana scorsa in Abruzzo, quanti ospedali, quante prefetture…. Chissà quante San Giuliano, quante L’Aquila ci vorranno perché cominciamo a far funzionare la nostra testa (ammesso che riusciamo a tenerla in salvo)…..