Archives for Commenti category
Posted on 2010 under Commenti, Scuola |
20
Jul
E’ statisticamente provato che gli studenti italiani hanno una competenza matematica da terzo mondo.
E purtroppo la mia esperienza personale conferma queste rilevazioni statistiche.
La scuola tra l’altro mette in campo molte risorse per porre rimedio a tale situazione. Oltre ai corsi di recupero, ad esempio, quest’anno ci sono stati i PON dedicati al recupero delle competenze di base: italiano e matematica in prima fila.
Ora, poiché posso affermare con una certa sicurezza che la media di nostri studenti è molto al di sopra del livello di idiozia, mi domando se il problema non stia dall’altra parte, ossia dalla parte di chi insegna, piuttosto che da quella di chi impara.
Certo, se per porre rimedio ad una situazione, si utilizzano gli stessi strumenti rivelatisi inefficaci in precedenza, mi sembra anche ovvio che i risultati siano catastrofici.
E’ come se un medico, vista l’inefficacia di una cura, si ostinasse a proporre al proprio paziente le stesse identiche medicine….
Tra l’altro i compensi per i PON sono stratosferici. Ottanta euro l’ora al pomeriggio per produrre gli stessi guai della mattina non mi sembrano pochi.
Forse è questione di metodo. Ma la scuola è troppo occupata a disfarsi dei giovani insegnanti (più motivati, più pieni di energia, più preparati, più giovani, appunto, ma purtroppo più precari) per pensare al miglioramento degli allievi.
Mi sa che il punto è proprio questo.
Posted on 2010 under Commenti, Pensieri |
30
Apr
Il 28 aprile ho partecipato ad un Seminario Regionale sulla Qualità nella scuola.
In Campania è in atto uno sforzo abbastanza rilevante volto a introdurre nella scuola pubblica criteri di qualità, sia dal punto di vista della didattica, sia da quello delle strutture.
E in teoria la cosa è molto interessante. Stabilire criteri di qualità significherebbe garantire un livello di servizio elevato ed equivarrebbe ad un miglioramento significativo della bontà della formazione degli studenti.
Due osservazioni, però, sono d’obbligo.
La prima: tutto ciò è lasciato all’iniziativa dei singoli. Non c’è una pianificazione che coinvolga tutti. In ogni istituto il 5% dei docenti sarà interessato a queste innovazioni, cercherà di determinarne l’applicazione, vi dedicherà tempo ed energie (senza compenso, è bene dirlo). Il 25% circa dei docenti assisterà alla diffusione di queste nuove idee e di questi nuovi criteri, e, se la cosa risulterà indolore dal punto di vista dell’impegno, offrirà perfino un’adesione di massima. Il restante 70% dei docenti ignorerà totalmente il tutto, e continuerà ad andare avanti con i propri collaudati (spesso fallimentari) sistemi. Il resto del personale della scuola men che meno, fatte salve sporadiche eccezioni.
Seconda osservazione: le strutture scolastiche sono lontanissime da qualunque criterio di qualità. Spesso manca perfino l’agibilità. Ma ove pure questa vi fosse, le aule sono sporche, fatiscenti, i laboratori inadeguati, poveri. Invece di pensare al Ponte sullo Stretto, sarebbe meglio, anche al fine di rilanciare le opere pubbliche, mettere su un piano nazionale di recupero e riadeguamento delle strutture pubbliche, scolastiche in primis.
Osservazioni che pesano come macigni su uno sforzo che comunque va fatto. Perché se siamo in Europa, abbiamo anche il dovere di adeguare la nostra offerta formativa a standard europei. Ma la vedo dura….
Posted on 2010 under Commenti |
6
Mar
Gli antichi Romani furono un grande popolo, che dominò il mondo allora conosciuto. Non usarono sempre la forza, la violenza. Molto spesso cooptarono nel progetto dell’Impero i popoli che inglobavano in esso. Molto spesso seppero imparare dai popoli con cui venivano a contatto: Orazio scrisse per l’appunto, Graecia capta ferum victorem cepit, et artes intulit agresti Latio.
Uno dei punti di forza della civiltà romana fu il diritto, la lex. Non per niente ancora oggi nelle nostre Università si studia il Diritto Romano.
La legge per i Romani era quanto di più sacro e inviolabile: dura lex, sed lex, anche se è dura, è la legge e va rispettata.
Purtroppo ultimamente gli eredi dei Romani dimostrano di aver dimenticato questi principi fondamentali del vivere civile, alla base dell’organizzazione sociale dei loro padri. Ultimamente pare proprio che la legge non sia uguale per tutti, ma sia una dura lex soltanto per gli sfigati, per coloro che nonostante tutto continuano a ritenere di dover essere onesti.
Il decreto salvaliste, che rimette in gioco le liste del PdL in Lombardia e nel Lazio, dove erano state escluse per delle irregolarità, è nei fatti un cambiare le regole del gioco a partita in corso. E la spiegazione del Presidente della Repubblica convince poco. Perché un elettore del PdL deve essere tutelato nel poter esprimere il suo voto (nonostanti le irregolarità) e non c’è stata la stessa considerazione per elettori di liste minori, anche molto minori? Come spieghiamo ai ragazzi che le regole vanno rispettate, a volte anche con un certo rigore? Quante persone non sono state ammesse ad un concorso per essere arrivate in ritardo di pochi minuti, per aver dimenticato una firma, per non aver usato correttamente la ceralacca… la ceralacca!!!!!
Insomma, la legge è uguale per tutti, o per alcuni è più uguale che per altri? Come riusciamo a togliere dalla testa del cittadino comune che la legge si può pure forzare se si è abbastanza potenti, se si ha abbastanza faccia tosta, che non è qualcosa di assoluto, almeno fino a che è in vigore? Come faremo noi a scuola a chiudere i cancelli di entrata rigorosamente alle 8,15 senza che venga qualcuno a pretendere (a questo punto, visti gli illustri precedenti, legittimamente) di essere ammesso in ritardo perché ad esempio alle 8,15 si trovava all’interno della piazza antistante la scuola?
A volte delle vicende vanno oltre il merito specifico ed hanno delle conseguenze anche piuttosto gravi. Mi meraviglia come persone che dovrebbero essere responsabili non abbiano pensato alle conseguenze stavolta….
Buon voto a tutti.
Posted on 2009 under Commenti, Ricordi |
5
Oct
E’ un po’ di tempo che mi occupo del garage di casa. Garage che è soppalcato, quindi è anche cantina, funge da soffitto, insomma è il posto dove si va a mettere tutto ciò che in casa non ci sta più, in attesa che dopo anni venga riesaminato e il più delle volte gettato via.
Sto riaprendo tutte le vecchie scatole, riprendendone il contenuto e risistemandolo in più moderni contenitori di plastica (che consentono subito di vedere cosa c’è dentro e possono essere puliti molto più facilmente).
Quello che ho visto oggi avrebbe dell’incredibile, se non conoscessi da quando sono nato l’autore del “misfatto”.
Ho aperto una scatola molto ma molto impolverata e ci ho trovato dentro una serie di matite cortissime.
Sul contenitore avrei potuto tranquillamente trovare scritto: “Matite troppo corte per essere usate“.
Oltre a queste, ho trovato centinaia di punti metallici per spillatrici di ogni genere, improbabili (oggigiorno) calcolatrici a celle solari, penne, evidenziatori, e persino dei pezzetti minuscoli di gomme per cancellare, troppo piccoli per essere usati pure loro.
Conservare questa roba. Solo mio padre poteva farlo!
Ma la riflessione è un attimo più profonda. Questa generazione dell’immediato dopoguerra era anticonsumistica per definizione. Una volta mio padre andò a chiedere di una lavatrice da acquistare per la casa del mare. Il negoziante gli chiese: “Da quanto tempo ce l’hai quella vecchia?”. E mio padre:” Da 22 anni…” come se fosse la cosa più ovvia di questo mondo. E quello con le mani al cielo: “Povero me! Se tutti i clienti fossero come te dovrei chiudere il negozio!”.
Produrre, vendere, acquistare, consumare, gettare via, riprodurre, rivendere, riacquistare,…..
Mio padre quando era ragazzino immagino conservasse gelosamente i suoi quaderni, i suoi libri, le sue matite, tanto da provare repulsione ancora oggi, che ha più di 70 anni ed una vita agiata, all’idea di buttarne perfino un piccolo pezzettino non più utilizzabile. Perché quei quaderni, quei libri, quelle matite, erano le poche cose che questi ragazzini possedevano. Non avevano altro.
Oggi si tende a buttare via tutto, a considerare tutto superfluo, a non dare valore a niente. E il brutto è che si comincia ad agire così non solo con le cose, ma anche con le persone, nei rapporti umani…. Usa e getta….
Ho conservato le matite di mio padre. Non credo che le butterò mai via…. Anche perché un giorno potrebbe rivolerle indietro….
Posted on 2009 under Commenti |
6
Jul
«Assistiamo ad un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo e allo sfoggio di un libertinaggio gaio e irresponsabile che invera la parola lussuria, con cui fin dall’antichità si è voluto stigmatizzare la fatua esibizione di una eleganza che in realtà mette in mostra uno sfarzo narcisista; salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere………Nessuno deve pensare che in questo campo non ci sia gravità di comportamenti o che si tratti di affari privati soprattutto quando sono implicati minori, cosa la cui gravità grida vendetta al cospetto di Dio».
Era ora…. Finalmente uno che ha il coraggio di dire le cose come stanno senza troncare e sopire (cfr. Conte Zio, Promessi Sposi)….
Queste parole sono tratte dall’omelia odierna di Mons. Mariano Crociata segretario generale della CEI, tenuta in occasione della festività di Santa Maria Goretti, una ragazza che per opporsi alla violenza sessuale fu uccisa e perciò elevata a santità dalla Chiesa Cattolica.
Queste parole sono importanti, perché chiamano finalmente le cose col loro nome, perché attestano che la vita privata è privata fino a un certo punto, perché considerano che non ci si può ergere a paladini della famiglia cristiana e dare feste e festicciole con avvenenti ragazze, minorenni o meno…. Ci vuole coerenza. Almeno quella.
Posted on 2009 under Commenti |
30
May
Ultimamente sia gli organi di comunicazione vaticani (Osservatore Romano) sia quelli cattolici meno ufficiali italiani (Famiglia Cristiana) sia vari esponenti anche molto rilevanti del clero cattolico, hanno espresso perplessità in merito ad alcune recenti iniziative del Governo Italiano.
In primis c’è la questione dei respingimenti, ossia il rimandare indietro i barconi dei disperati che provengono dalle coste nordafricane. Al di là della legittimità “legale” della questione, visto che non ci sarebbe consentito respingere chi ha diritto ad asilo politico perché ad esempio perseguitato in patria, c’è da parte cattolica una perplessità di fondo legata al fatto che respingere chi chiede aiuto poco si confà al messaggio cristiano.
Altre perplessità sono legate alle varie iniziative che non tengono conto della difficoltà economica delle famiglie italiane, non garantiscono sufficientemente chi lavora, lasciano indietro i più deboli e i meno fortunati; altro comportamento, questo, sicuramente poco adeguato ai valori cristiani.
Infine, il comportamento del Presidente del Consiglio, il suo candidare veline e attricette, il suo frequentare non si sa quanto innocentemente giovani ragazze che potrebbero essere sue nipoti (nemmeno figlie, nipoti!), il suo esibire con vanto queste frequentazioni, insomma una questione “morale” che per un cittadino comune sarebbe legittimamente confinata nella sfera del privato (anche se io, personalmente, ritengo che uno che a più di settant’anni fa il fesso con giovani avvenenti sia letteralmente fuori di testa), ma che per chi guida un Paese come il nostro, almeno da parte cattolica viene ragionevolmente vista con più di qualche riserva.
Tutto ciò è ovvio e c’era da aspettarselo.
Come possa una Chiesa Cristiana qualunque non esprimere almeno perplessità, se non addirittura preoccupazione o contrarietà, in merito a tali questioni è difficile da immaginare.
Ma se andiamo indietro di un anno, al periodo delle elezioni, e vediamo la posizione più o meno esplicita delle gerarchie cattoliche in merito all’appoggio a questa o quella parte politica, non possiamo non ricordare che le gerarchie cattoliche appoggiarono senza ombra di dubbio il centrodestra.
Un errore strategico, dato che il centrodestra non ha praticamente niente di cristiano in ciò che proclama, se cristiano vuol dire solidale, vuol dire accogliente, vuol dire sensibile alle esigenze dei più deboli, vuol dire contrario alle discriminazioni e alle esclusioni, vuol dire morale nel comportamento e nella vita di tutti i giorni.
E visto che delle gerarchie cattoliche tutto si può dire fuorché che siano fatte da gente stupida, questo autogol mi meraviglierebbe non poco, se non analizzassi anche cosa c’era e cosa c’è “dall’altra parte”, e cioè nel controsinistra.
Analizzando questo aspetto, la posizione cattolica si può anche spiegare. Il centrosinistra non ha voluto capire e non vuole capire in nessun modo che in Italia i cattolici esistono, hanno delle sensibilità ben radicate e, se pure non vanno in chiesa la domenica, quando vedono minacciati i valori in cui credono sono capaci di fare quadrato abbastanza effficacemente.
A sinistra, in certa sinistra, invece, in nome di una libertà che pare voglia andare nella direzione del “tutto è concesso e ognuno può fare quello che cavolo vuole”, si pretende che i cattolici rinuncino a proclamare i propri valori, rinuncino a crederci, rinuncino a parlarne.
In certa sinistra il cattolicesimo è visto aprioristicamente come il Diavolo in persona, la Chiesa come uno Stato estero continuamente ingerente negli affari interni italiani, e tutto ciò che è riferibile in qualche modo alla religione (cattolica, perché quelli di certa sinistra conoscono solo quella, magari per sentito dire) viene visto come qualcosa non solo da evitare, ma da proibire anche agli altri.
E così in nome della libertà via i crocifissi, attacchi all’ora di religione nelle scuole, all’otto per mille, all’ICI pagata o non pagata dalle Chiese, e così via. Risultato: i cattolici preferiscono il Governo attuale a chi vuole togliere i loro simboli, o vuole attentare alla loro tradizione religiosa, alla loro libertà di professarla (non avendo forse adeguati argomenti per proporre un’alternativa).
E così abbiamo due poli che condividono molti valori, quali la solidarietà, il rispetto delle diversità, l’attenzione per i più deboli, e sacrificano questi valori a dettagli marginali e simbolici. E siamo tutti nelle condizioni in cui siamo.
E lamentarsi adesso è stupido, davvero molto stupido….